L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA : LEP, COSTI STORICI E COSTI STANDARD SPIEGATI A TUTTI
FOCUS SULLA SICILIA
Per l’accademico, per l’operaio, per l’impiegato, per lo studente. Perché riguarda tutti.
AVVERTENZA – Perché dovete avere la pazienza di leggerlo tutto
Questo articolo è lungo. Lo sappiamo. Non poteva essere corto. L’autonomia differenziata è una materia volutamente resa complessa, piena di sigle, di numeri e di trabocchetti linguistici messi apposta per farvi alzare le spalle e dire “sono cose tecniche”. Non lo sono. Dietro ogni sigla c’è un asilo che non apre, un treno che non arriva, un posto letto che non c’è. E dentro ogni tabella c’è una trappola che, se non la capite prima, vi condannerà per i prossimi vent’anni. Prendetevi dieci minuti. È l’unico modo per non farvi fregare.
Perché questo articolo deve essere semplice
L’autonomia differenziata è stata raccontata come materia per addetti ai lavori, ma è una scelta che decide se un operaio di Termini Imerese avrà un ospedale come quello di Brescia, se un impiegato di Catania avrà un asilo pubblico per suo figlio e se uno studente di Palermo potrà prendere un treno veloce come uno di Verona. La Legge 26 giugno 2024, n.86, Legge Calderoli, è stata approvata con un buco enorme: non ha prima definito cosa lo Stato deve garantire uguale a tutti. Quel buco si chiama LEP.
LE TRE PAROLE CHIAVE
Bastano tre concetti. Il LEP, Livelli Essenziali delle Prestazioni, è la lista della spesa che lo Stato dichiara indispensabile ovunque, da Aosta a Lampedusa: 33% di asili nido, tempo pieno, un medico ogni 1500 abitanti, un treno ogni ora, assistenza sanitaria con tempi certi. Oggi questa lista non esiste, esistono solo i Lea sanitari (visite, esami, tempi d’attesa) e già lì la Sicilia è bocciata.
Il fabbisogno standard non è quanto ho speso, ma quanto mi serve davvero. Se per il 33% di asili ne servono 1200 e ne ho 300, il fabbisogno è 900.
Il costo standard è quanto deve costare un servizio fatto bene. Se un asilo costa 400.000 euro l’anno, 900 asili per 400.000 fa 360 milioni. Quelli servono, non quelli spesi prima.
IL COSTO STORICO
Il costo storico è la filosofia della legge, Lega in testa: ti do’ domani quello che ti ho dato ieri. È ingiusto perché la storia della spesa è già ingiusta, come dicono ISTAT 2025 e Conti Pubblici Territoriali.
TABELLA 1 – Spesa pubblica statale per abitante
| Regione | Euro per cittadino / anno | Motivo reale |
| Valle d’Aosta | 18.732 € | 125.000 abitanti, Statuto ricchissimo, 90% tasse restano lì |
| Trentino-Alto Adige | 17.777 € | 1 milione abitanti, Statuto ricchissimo |
| Lazio | 16.219 € | Roma: Ministeri, Parlamento, Esercito |
| Friuli V. Giulia | 15.550 € | Statuto speciale |
| Sicilia | 10.300 – 11.200 € | Tra le ultime 5 d’Italia |
| Lombardia | 10.800 € | Penultima |
| Veneto | 10.600 € | Terzultima |
| Campania | 10.500 € | Ultima |
A Bolzano lo Stato ha investito quasi il doppio che a Palermo, non per merito ma perché lì ha costruito più infrastrutture. In Sicilia questo vuol dire asili al 9,1% contro il 28% nazionale, ferrovie elettrificate al 38% contro l’85% lombardo, Palermo-Catania 3 ore per 200 km, 2,8 posti letto ogni 1000 abitanti contro 3,6 del Nord. Con il costo storico finanzi per sempre questa lumaca. E non regge dire che la Sicilia ha speso male: il costo storico non distingue tra spreco e assenza. Un ospedale mai costruito non è spreco, è mancanza, e con questo criterio la mancanza diventa definitiva.
IL COSTO STANDARD
Il costo standard, chiesto da sinistra e sindacati, sembra più giusto: prima calcoli il bisogno, poi dai l’autonomia. Il trucco sta negli art. 8 e 9, nella clausola di invarianza finanziaria: tutto senza un euro in più nel bilancio dello Stato.
TABELLA 2 – Il trucco del surplus (esempio: LEP a 7.000 euro per alunno)
| Tasse prodotte per cittadino | Quota per LEP | Surplus che resta alla Regione | |
| Lombardia | 20.000 € | 7.000 € | 13.000 € liberi |
| Sicilia | 9.000 € | 7.000 € (di cui 2.000 da perequazione) | 2.000 € liberi |
Con 13.000 euro liberi la Lombardia finanzia tempo pieno, mense e palestre. Con 2.000 la Sicilia mantiene a fatica il minimo. Dopo dieci anni avremo due scuole formalmente uguali ma sostanzialmente divise.
QUANTO VERSA E QUANTO PRENDE LA SICILIA
La Sicilia trattiene il 100% di IRPEF, IRAP, addizionale regionale, registro, bollo, successioni e parte delle accise sulla benzina. Non trattiene però le voci più pesanti: dell’IVA resta solo il 36,4% dopo l’accordo Renzi-Crocetta del 2017 che ha sostituito il vecchio 100% del riscosso, il 63,6% va a Roma. L’IRES di ENI e STMicroelectronics va quasi tutta a Roma, così come lotto e tabacchi.
TABELLA 3 – Bilancio dare/avere Sicilia-Stato (media ultimi 3 anni)
| Voce | Miliardi di euro |
| Tasse prodotte in Sicilia | 28,5 – 30,2 |
| Spesa pubblica che torna in Sicilia | 35,5 – 36,8 |
| di cui Pensioni INPS | 14,2 |
| di cui Sanità e istruzione | 11,5 |
| di cui Stipendi statali, investimenti, altro | 9,8 |
| Saldo residuo fiscale | 6 / 7,5 a favore Sicilia |
Sì, la Sicilia riceve più di quanto versa, ma quel saldo è fatto quasi tutto di pensioni per anziani, non di servizi per giovani e lavoro. La tabella vera è la successiva (che non fanno quasi mai vedere).
TABELLA 4 – Trasferimenti perequativi dallo Stato alle regioni Speciali
| Regione | Euro per abitante che lo Stato aggiunge | Rapporto con Sicilia |
| Valle d’Aosta | 9.720 € | 4,6 volte |
| Trentino-Alto Adige | 8.310 € | 4 volte |
| Friuli Venezia Giulia | 4.200 € | 2 volte |
| Sardegna | 3.950 € | 1,9 volte |
| Sicilia | 2.090 € | 1 |
Una famiglia di 4 valdostani riceve 38.880 euro l’anno in più dallo Stato, una siciliana solo 8.360. È il contrario dell’art.119 della Costituzione, che dice che chi è più povero deve ricevere di più. Qui la Valle d’Aosta con 38.000 euro di PIL pro capite prende il massimo, la Sicilia con 18.000 prende meno di tutti.
E qui si chiarisce il nodo degli 8 miliardi e dei 631 milioni, che è stato spesso frainteso.
Questi soldi non sono soldi che lo Stato ci ha già dato e quindi ci scala. Sono soldi che lo Stato ci DEVE e non ci ha mai dato. L’art.37 dello Statuto dice che se un’impresa lavora in Sicilia ma ha sede legale fuori dal territorio regionale (ENI che estrae a Gela e paga le tasse a Milano) una quota delle sue imposte deve tornare in Sicilia. Per 50 anni lo Stato non lo ha applicato. I tecnici del MEF hanno calcolato due cose: uno stock di 8 miliardi di arretrati (al 2016) e un flusso di 631 milioni l’anno che ancora oggi dovrebbe versarci e non versa. Questi soldi NON sono dentro la Tabella 4. La Tabella 4 dice quanto lo Stato effettivamente aggiunge oggi: 2.090 euro. Se lo Stato pagasse anche solo i 631 milioni annui, saliremmo a circa 2.500-2.700 euro pro capite, quasi come la Sardegna. Siamo ultimi proprio perché non ci paga quanto ci deve per legge.
FORESTALI E DIPENDENTI
I forestali: 22.000 persone.
In Lombardia i boschi li sorvegliano i Carabinieri Forestali. Li paga lo Stato. In Sicilia, per Statuto, i boschi sono competenza esclusiva regionale. Quindi li paga la Regione. Costo: 500 milioni l’anno.
Se la Sicilia fosse regione ordinaria, quei 500 milioni li pagherebbe Roma e la tabella della spesa statale siciliana salirebbe. Invece li paga Palermo e sembra che la Sicilia spenda troppo come Regione.
Lo stesso vale per le Soprintendenze, il Genio Civile, la Motorizzazione: in Lombardia sono statali, in Sicilia regionali.
La Sicilia si paga da sola pezzi di Stato.
.I dipendenti regionali: 15.000 contro 3.500 della Lombardia.
Qui non ci sono scuse. È un allarme.
TABELLA 5 – Dipendenti regionali
| Dipendenti | Abitanti | Un dipendente ogni… | |
| Lombardia | 3.600 | 10.000.000 | 2.777 |
| Sicilia (solo amministrazione) | 8.000 | 5.000.000 | 625 |
| Sicilia con partecipate | 15.000 | 5.000.000 | 333 |
Perché?
· 40% colpa storica: negli anni ’80-’90 la Regione è stata usata come ufficio di collocamento (leggi 16/80, 85/95, precari stabilizzati).
· 40% competenze: la Sicilia fa 40 materie, la Lombardia 15.
· 20% blocco: dal 2010 non possiamo assumere giovani, età media 58 anni, zero digitale. La Lombardia ha digitalizzato e tagliato 800 posti.
Vanno superati 6-7.000 posti frutto di clientelismo con pensionamenti e riqualificazione, ma questo errore non può diventare l’alibi per toglierci treni e asili.
COSA CHIEDERE, IN LINGUAGGIO DI TUTTI
Quattro richieste:
1. Prima i diritti, poi l’autonomia. Scriviamo i LEP, quantifichiamoli in euro, troviamo i soldi, poi firmiamo le autonomie. Non il contrario.
2. Niente gioco senza soldi. Togliere la clausola di invarianza finanziaria. Banca d’Italia e SVIMEZ dicono che servono 70-80 miliardi in 10 anni per portare il Sud ai LEP. Se non ci sono, è una presa in giro.
3. Un fondo vero per la Sicilia. Non bonus, ma ferrovie, asili, depuratori, ospedali. Cose che si vedono.
4. Rispettare lo Statuto. Lo Stato paghi gli 8 miliardi che ci deve e i 631 milioni l’anno. Poi parliamo di efficienza.
L’autonomia con i costi storici è una gara dove la Lombardia parte con scarpe da 300 euro in carbonio e 50 metri di vantaggio e la Sicilia scalza sulla terra battuta 50 metri dietro. Non vogliamo partire avanti, vogliamo solo le stesse scarpe.
