Piano Tavola: Storia, Crisi e Rinascita di una Zona Industriale [2/4]
Inchiesta in 4 puntate sulla zona industriale di Belpasso (CT). Un dossier che ricostruisce la nascita del distretto sulla colata lavica del 1669, il crac di Elmec Elettromeccanica finito al Senato nel 2006, l’arrivo di Webuild con la fabbrica robotizzata Roboplant e il nodo delle ricadute occupazionali del protocollo Regione-Webuild.
Stai leggendo: [2/4] L’atto 4-00146: quando il caso Elmec sbarcò al Senato –
Hai perso l’inizio? Leggi [¼] Nascita, crisi e presente
Quando il caso Elmec arrivò al Senato: la storia dell’atto 4-00146
Il 27 giugno 2006 due senatori portarono a Roma la crisi dell’Elettromeccanica di Piano Tavola: stipendi non pagati, proteste operaie, passaggi societari opachi e l’ombra della speculazione.
27 giugno 2006. È una data che pochi ricordano, ma che segna un momento cruciale nella storia di Piano Tavola. Quel giorno, due senatori della Repubblica presentano a Palazzo Madama un documento che porta il caso dell’Elettromeccanica di Belpasso sotto i riflettori nazionali: l’atto di sindacato ispettivo n. 4-00146. Il testo fotografa il collasso di un’azienda simbolo e solleva interrogativi su opacità societarie, crisi occupazionale e possibile svuotamento del patrimonio aziendale.
Cos’è un atto ispettivo
Il sindacato ispettivo è uno degli strumenti attraverso cui il Parlamento esercita il controllo politico sull’azione del Governo. Interrogazioni, interpellanze e mozioni servono a chiedere chiarimenti, verifiche e iniziative su fatti ritenuti di interesse pubblico.
Nel caso Elmec, l’atto non è una sentenza e non accerta responsabilità penali: registra circostanze, richiama le preoccupazioni dei lavoratori e domanda al Governo se intenda intervenire. Proprio per questo costituisce una fonte importante per ricostruire la fase più drammatica della crisi.
I presentatori e i destinatari
L’atto n. 4-00146 fu pubblicato il 27 giugno 2006, nella XV legislatura, seduta n. 9. I firmatari furono i senatori Santo Liotta e Giovanni Russo Spena; il documento venne indirizzato al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Interno.
La scelta dei destinatari indica la natura composita della vicenda: non solo una vertenza aziendale, ma una questione di occupazione, legalità, ordine pubblico e tutela di un patrimonio produttivo che aveva un rilievo per l’intero territorio.
Un’azienda descritta come leader
Nel 2006 Elmec Elettromeccanica S.p.A. viene descritta nell’atto come un’azienda operante nel territorio di Belpasso da oltre vent’anni e come realtà leader del comparto in ambito nazionale e internazionale. I dipendenti indicati erano circa 120.
Il dato più significativo, secondo i senatori, è che l’impresa non sarebbe stata priva di prospettive commerciali: si parla infatti di commesse nazionali e straniere potenzialmente capaci di rilanciarne la produzione. La crisi, dunque, non viene letta semplicemente come mancanza di mercato.
Stipendi mancati e operai sul tetto
L’atto riferisce che da diversi mesi l’azienda non corrispondeva le retribuzioni. Le maestranze erano in stato di agitazione sindacale da settimane e la protesta aveva assunto forme eclatanti, fino alla salita di alcuni lavoratori sul tetto dello stabilimento.
Quel gesto rese visibile il dramma sociale nascosto dentro i capannoni di Piano Tavola: famiglie senza salario, incertezza sul futuro, lavoratori costretti a trasformare il luogo di lavoro in un presidio di protesta. La Prefettura di Catania convocò le parti proprio per fronteggiare i rischi collegati alle manifestazioni.
Furti di rame e cassa integrazione
La proprietà aveva denunciato ripetuti furti di rame nello stabilimento. Nell’atto, tali episodi sono richiamati come elementi utilizzati per giustificare lo stato di crisi e la richiesta di ricorso alla cassa integrazione ordinaria.
I senatori non formulano un accertamento sui furti, ma chiedono espressamente se non fosse necessario coinvolgere magistratura e forze dell’ordine anche su queste circostanze. Il punto, per il Parlamento, era verificare se gli episodi e la crisi fossero parte di un quadro più ampio e meritevole di approfondimento.
I passaggi societari definiti oscuri
Il passaggio più duro dell’atto riguarda una serie di smembramenti e passaggi di proprietà che, nell’ultimo anno, avrebbero coinvolto molte società collegate, a vario titolo familiare o societario, all’allora legale rappresentante Giovanni Pio Rosario Maglia.
Il testo parla di passaggi definiti “oscuri” e afferma che non sarebbe stato chiaro il legame con precedenti soci di maggioranza. L’ipotesi politica avanzata dai firmatari era che tali operazioni potessero far perdere le tracce di elementi poco trasparenti nell’assetto proprietario. È importante ricordare che si tratta di valutazioni e richieste contenute nell’atto parlamentare, non di fatti giudizialmente accertati nel documento stesso.
L’immobile già della Regione Siciliana
L’atto segnala inoltre che uno degli immobili connessi alla vicenda era appartenuto alla Regione Siciliana. Il riferimento è rilevante perché Piano Tavola si sviluppò nel sistema delle aree ASI, nel quale terreni pubblici potevano essere assegnati alle imprese tramite concessioni o diritti di superficie.
La formula usata dal Senato non consente, da sola, di stabilire quale immobile fosse interessato né quale fosse l’esatto titolo giuridico. Tuttavia pone una questione pubblica precisa: la tutela dei beni e dei diritti collegati a un’area industriale realizzata anche con strumenti e patrimonio regionale.
Le due domande al Governo
L’atto si concludeva con due richieste. La prima: valutare se allertare, per quanto di competenza, magistratura e forze dell’ordine rispetto ai passaggi di proprietà e ai furti denunciati. La seconda: promuovere un intervento urgente della task-force per l’occupazione per salvare un’azienda definita capace di stare sul mercato ma vittima di oscure trame speculative.
In poche righe i senatori individuavano i due piani della vicenda: da una parte l’eventuale rilevanza investigativa delle operazioni societarie; dall’altra l’urgenza di una politica industriale e occupazionale in grado di proteggere lavoratori, competenze e commesse.
Cosa avvenne dopo
La crisi non si fermò. Nel 2007 Elmec fu dichiarata fallita dal Tribunale di Catania. Negli anni successivi la vicenda generò anche un filone giudiziario: nel 2010 la cronaca locale riferì dell’arresto di Giovanni Pio Rosario Maglia nell’ambito di accuse di bancarotta fraudolenta e di operazioni che, secondo l’accusa, avrebbero riguardato risorse e beni della società fallita.
L’atto del 2006 appare quindi, a posteriori, come un allarme politico-istituzionale: prima ancora del fallimento, segnalava la rottura fra capacità produttiva dell’azienda, condizioni dei lavoratori e gestione societaria.
Perché ricordarlo oggi
L’atto 4-00146 conserva valore storico perché documenta dall’interno delle istituzioni la crisi di una delle maggiori realtà produttive di Piano Tavola. Ricorda che il fallimento non fu un evento improvviso, ma l’esito di una crisi preceduta da salari non pagati, mobilitazione operaia e richieste di intervento pubblico.
A vent’anni di distanza, mentre la zona industriale cerca ancora una nuova identità tra piccole e medie imprese, problemi infrastrutturali e necessità di rilancio, quel documento pone una domanda ancora attuale: quanto tempestivamente le istituzioni sanno intervenire quando una crisi aziendale rischia di trasformarsi in una crisi sociale e territoriale?
Scheda dell’atto
| Voce | Dato |
| Voce | Dato |
| Numero | Atto di sindacato ispettivo n. 4-00146 |
| Legislatura | XV legislatura |
| Pubblicazione | 27 giugno 2006 |
| Firmatari | Senatori Liotta e Russo Spena |
| Destinatari | Presidente del Consiglio dei ministri; Ministro dell’Interno |
| Azienda | Elmec Elettromeccanica S.p.A., Belpasso |
| Questioni sollevate | Mancati stipendi, protesta operaia, passaggi societari, furti di rame, cassa integrazione, immobile già regionale |
Prossimo: [3/4] Roboplant, la fabbrica 4.0 dei conci
***
