Belpasso – PoliticPorn – Anatomia dei Tempi Morti
A Belpasso, come nel resto d’Italia, la politica non muore mai. Si eclissa. Si ritira. Va in letargo.
C’è un’attività politica visibile, quella istituzionale. Il consigliere comunale che deve presenziare, l’assessore regionale che taglia un nastro, il deputato che fa un’interrogazione. È una routine, una trattativa permanente a bassa intensità. È il lavoro d’ufficio. Poi c’è l’altra politica, quella sul territorio, quella dei partiti, dei circoli, delle sezioni. Quella, fuori dalla campagna elettorale, semplicemente non esiste.
È lì che si aprono i tempi morti.
Per capire cosa sono, dobbiamo scomodare un maestro che di semiotica e di cultura popolare sapeva tutto. Umberto Eco. In alcuni suoi scritti sul costume e sul cinema di genere, Eco analizzava la struttura dei film porno. Diceva che il film porno è strutturalmente diviso in due parti inconciliabili. L’atto sessuale esplicito, che è il suo unico vero scopo commerciale, e tutto il resto.
Quel “tutto il resto” sono i tempi morti.
Sono le sequenze narrative pretestuose e imbarazzanti che servono solo a cucire un atto con l’altro. L’idraulico che suona alla porta, la finta intervista di lavoro, il dialogo improbabile tra due persone che palesemente non hanno nulla da dirsi e che aspettano solo che il regista dica: ora spogliatevi. Sono momenti di recitazione negata, di sceneggiatura al limite del ridicolo, di attesa annoiata. Lo spettatore li sopporta, li manda avanti veloce. Gli attori stessi li vivono con fastidio, sapendo che non è per quello che sono lì.
Ecco. La politica territoriale italiana, e belpassese in particolare, funziona esattamente così.
I partiti, tra una elezione e l’altra, sono nella loro fase di “tempo morto porno”. Le sedi sono chiuse o aperte per inerzia. Non c’è elaborazione, non c’è formazione, non c’è ascolto. Non c’è idea di comunità. C’è solo attesa. Attesa che torni il momento buono, l’atto esplicito:l’elezione.
Quando si avvicina la data, all’improvviso il sipario si riapre. Il partito smette di essere un soggetto politico e si rivela per ciò che è diventato da tempo. Un semplice comitato elettorale. Un’agenzia di supporto a un candidato, a un sedicente leader, a un uomo forte del momento.
E inizia la seconda analogia, quella più sordida.
Come nel film porno, anche nel tempo morto della politica tutto ruota attorno a un patto di tipo do ut des poco edificante. Nel porno è: “ti offro questa finzione narrativa in cambio del tuo sguardo”. In politica è: “ti offro il mio voto, la mia famiglia, il mio pacchetto di tessere in cambio di una promessa”.
Promesse di favori, di raccomandazioni, di sistemazioni. Un posto al Comune, una consulenza, una pratica sbloccata, un trasferimento. È una prostituzione morale a bassa tariffa, dove la moneta non è il corpo, ma la dignità pubblica.
Ed è qui che il sistema mostra la sua amoralità più profonda, identica a quella descritta da Eco. Le promesse sono infinite, le sistemazioni possibili sono limitatissime. Come in un set, dove tutti vogliono essere protagonisti ma le parti sono due, la delusione è strutturale. La maggior parte delle promesse non verrà mai mantenuta, non per cattiveria, ma per impossibilità matematica. Ma nel tempo morto, la promessa è l’unico copione che si sa recitare.
Così l’elettore, come lo spettatore di quel cinema, impara a non credere più alla trama. Sa che l’idraulico non è un vero idraulico. Sa che il candidato non è un vero leader con una visione per Belpasso. Sa che è tutta una farsa che serve solo a giustificare l’atto finale, il voto.
E finita l’elezione, finita la scena esplicita, si torna immediatamente ai tempi morti. I telefoni non squillano più. Le sedi si svuotano. I leader eletti tornano alla loro routine istituzionale. I comitati si sciolgono fino alla prossima chiamata.
In questo senso, la nostra politica è diventata PoliticPorno. Un genere che ha perso qualsiasi velleità narrativa, che vive solo per il momento del consumo e che nel frattempo riempie il vuoto con una recita imbarazzante e amorale.
Epilogo – Il coraggio di dire che il re è nudo
I tempi morti della politica sono uguali a quelli del porno, ma con una differenza enorme. Noi non siamo spettatori obbligati. Possiamo spegnere il proiettore.
È ora di riprenderci la dignità e di tornare a indignarci. Ci hanno convinto che funziona così, che sono tutti uguali, che l’unica via è chiedere anche noi il nostro piccolo favore. È una menzogna.
Ribellarsi a questo teatrino non è qualunquismo, è giustizia.
Serve il coraggio di un bambino davanti alla parata. Dire ad alta voce: Il re è nudo.
Il candidato senza idee è nudo. Il partito ridotto a comitato d’affari è nudo. Il leader che baratta il tuo voto con una promessa che sa già di non mantenere è nudo.
Ribellarsi è giusto. Indignarsi è giusto. Riprendersi la politica è giusto.
