Futuro Nazionale – Anatomia di un movimento in Sicilia /1
Chi vota Futuro Nazionale – Profilo di Vannacci e dell’elettore tipo
Profilo 1: Roberto Vannacci
Roberto Vannacci è un generale dell’Esercito, paracadutista e incursore, con missioni estere. Non proviene dalla politica professionale. Rappresenta l’anti-palazzo, una figura che ha comandato uomini, non strutture burocratiche. È questa estraneità al sistema partitico a renderlo credibile presso un elettorato che percepisce la politica come distante.
Il suo frame si regge su tre parole chiave. Normalità: il libro “Il mondo al contrario” non è un programma, ma un manifesto emotivo che dice “quello che pensi a casa, io lo dico in pubblico”, sdoganando ciò che era considerato non dicibile. Gerarchia: proviene da un mondo dove ordine, merito e dovere contano, antidoto alla percezione di società liquida e senza riferimenti. Nazione: patria, confine e identità detti non da politico ma da militare, quindi percepiti come credibili perché oggetto di giuramento.
Punti di forza per Futuro Nazionale: credibilità sul tema sicurezza e confini, esternità al sistema che gli permette di presentarsi come nuovo, capacità di catalizzare attenzione mediatica perché ogni attacco esterno compatta la base.
Punti deboli: difficoltà di gestione come leader di partito, perché non mediato da struttura; programma oltre gli slogan ancora essenziale, che entra in difficoltà quando si passa dalle idee alle norme di bilancio; tossicità sul piano delle alleanze europee, perché alcune uscite precedenti su disabilità o orientamento sessuale creano isolamento. In sintesi, è figura efficace per intercettare la domanda, meno per gestire la risposta istituzionale.
Profilo 2: L’elettore tipo di Futuro Nazionale
Non è il nostalgico. Quello resta nell’uno per cento. L’elettore di FN è nuovo e corrisponde alla coalizione di orfani di rappresentanza.
Anagrafica sociale: due picchi di età, 19-29 anni tra giovani senza lavoro e 55-70 anni tra pensionati e pre-pensionati. I primi non hanno futuro percepito, i secondi hanno paura di perderlo. Geografia: periferie urbane, province deindustrializzate, Sud profondo, dove lo Stato si vede soprattutto quando chiede. Reddito tra 15 e 28 mila euro, troppo alto per bonus, troppo basso per serenità. Lavoro: artigiano, operaio, rider, disoccupato, piccolo commerciante, pensionato.
Identikit politico:
proviene per il 45 per cento dall’ex Movimento 5 Stelle del 2018, 30 per cento dalla Lega del 2019, 15 per cento da astensione cronica, 10 per cento da Fratelli d’Italia deluso. Si informa su TikTok, Telegram e YouTube, non sui giornali. L’algoritmo è la sua agenzia di stampa. Il nemico percepito non è il migrante come persona, ma il sistema che percepisce mette il migrante prima di lui su casa, lavoro e tutele. Non è antidemocratico in senso ideologico, è a-democratico: non conosce la Costituzione, ma chiede che la solidarietà prevista dall’articolo 2 venga applicata prima a lui.
Le quattro domande a cui risponde votando FN: sicurezza materiale, “chi tutela me se chiudono tutto”; status simbolico, “per anni mi hanno detto che sono arrabbiato e retrogrado, qui mi dicono che sono normale”; comunità, “non ho più sindacato, partito, parrocchia, ho un gruppo dove siamo noi”; sovranità percepita, “a Bruxelles e a Roma decidono tutto, io niente, riprendiamoci la patria”.
Perché non vota Partito Democratico e perché ha smesso di votare M5S. Non vota PD perché quando dice “ho paura” come risposta ottiene “studia i dati”, che lo fa sentire colpevole, mentre FN lo fa sentire vittima da vendicare. Ha smesso con M5S perché aveva promesso onestà e reddito di cittadinanza, la prima persa al governo, il secondo ridotto.
In una frase, l’elettore di FN non è ideologicamente fascista. È un orfano di mediazione che cerca padre, confine e nome per la sua rabbia. Futuro Nazionale gli offre le tre cose in un pacchetto di quindici secondi sui social. Se domani FN scomparisse, quell’elettore resterebbe e voterebbe il prossimo che gli dirà “sei a casa tua”.
